Cosa è una ZTB

L’istituzione di zone di tutela biologica è regolamentata dalla legge 963 del 1965 (e dal DPR1639/68 che ne costituisce il regolamento di attuazione) ed ha la funzione di proteggere alcune zone importanti per la conservazione delle risorse biologiche, nel contesto della gestione delle risorse di pesca. Il Ministero per le Politiche Agricole può attuare questa forma di protezione in zone riconosciute, in base a dati scientifici, come aree di riproduzione o accrescimento, di specie di importanza economica o i cui stock siano impoveriti. Non si tratta quindi di uno strumento utile per tutelare gli ecosistemi naturali ma solo un mezzo per salvaguardare le risorse di pesca. Inoltre per le aree di tutela biologica non è prevista una gestione attiva, in cui includere azioni di sviluppo, ma solo il divieto all’attività di pesca.

Con  la  legge  per  la  Difesa  del  Mare,  numero  979  del  1982,  per  la  prima  volta  viene  introdotta  in  Italia  la  possibilità  di  istituire  riserve  marine,  zone  in  cui  proteggere  e  salvaguardare  l’ambiente  naturale  e  non  più  solo  gli  interessi  economici.  Le  riserve naturali  marine  sono  infatti  definite  come  aree  “costituite  da  ambienti  marini,  dati  dalle  acque, dai fondali e dai tratti di costa prospicienti che presentano un rilevante interesse per  le  caratteristiche  naturali,  geomorfologiche,  fisiche,  biochimiche con  particolare riguardo alla flora e alla fauna marine e costiere e per l’importanza scientifica, ecologica, culturale, educativa ed economica che rivestono”.

Per  individuare  e  realizzare  la  riserva  la  legge  prevedeva  un’istruttoria  affidata  alla  Consulta  per  la  difesa  del  mare  dagli  inquinamenti,  soppressa  dalla  legge  426/98  e sostituita  da  una  “Segreteria  tecnica  per  le  aree  protette  marine”,  composta  da  dieci  esperti, da istituirsi all’interno dell’Ispettorato centrale per la difesa del MareLa Legge Quadro sulle aree protette (L 394/1991), a lungo attesa, introdusse anche per l’ambiente marino i concetti di parco  nazionale, parco regionale, riserva naturale statale e regionale, oltre a far riferimento alle aree del Mediterraneo particolarmente protette indicate nel protocollo di Ginevra, recepito nelle leggi 127/85 e 979/82.La legge ribadisce  inoltre  come  sia  necessario  reperire  metodi  di  gestione  del  territorio  “idonei  a  realizzare  una  integrazione  tra  uomo  ed  ambiente  naturale”  spiegando  come  le  aree  protette  debbano  promuovere  questa  integrazione  tramite  la  ricerca  e  l’Educazione Ambientale. Si passa con questa legge ad una nuova concezione di tutela dell’ambiente naturale:  non  più  semplice  preclusione  di  determinate  attività,  ma  gestione  attiva  del patrimonio  naturale  evidenziando,  in  particolare  come  alla  conservazione  dell’ambiente  naturale si debba affiancare lo sviluppo delle comunità locali. Uno strumento importante introdotto per far sì che il parco sia realmente integrato con il territorio, è la Comunità del Parco, costituita dai presidenti delle regioni e delle province, dai sindaci dei comuni e dai presidenti delle comunità montane nei cui territori sono comprese le aree del parco.  Si tratta di un organo consultivo e propositivo dell’Ente Parco il cui parere è obbligatorio sul regolamento,  sul  piano  per  il  parco,  sul  bilancio  ed  il  conto  consultivo  nonché  altre  questioni  a  richiesta  di  un  terzo  del  Consiglio  direttivo;  inoltre  la  Comunità  del  parco  delibera  il  piano  economico  pluriennale.  All’interno  della  legge  è  presente  inoltre  un elenco di aree di reperimento  ossia  aree  la  cui  protezione  tramite  l’istituzione  di  aree  naturali protette è considerata prioritaria.